Gli altri Santuari - Santuario Madonna di trapani Messina

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Gli altri Santuari

Madonna di Trapani - Trapani
Tra storia, tradizione e  leggenda









La leggenda più conosciuta, e in un certo senso la più accreditata anche dalla tradizione perché riportata per intero nel Rollo I di scritture del 1736 (ricomposto dal padre Martino Fardella, contenente 577 fogli) conservato nell’archivio storico del Sacro Convento dell’Annunziata, è narrata, a quanto sembra, in un manoscritto del 1380 (di cui non si ha nessuna traccia oggi) in idioma siciliano, nel quale vengono riferite notizie raccolte dalla bocca del popolo e tramandate da padre in figlio. I Due manoscritti - quello rinvenuto dal padre Saggi (di cui scrivevamo poc’anzi) e quello di cui parla il Rollo (anche se redatti in epoche diverse e il secondo addirittura anteriore al primo ma non giunto fino a noi) – attingono forse ad un’unica fonte anche se con le variazioni con cui sono stati composti?
L’Immagine - dice il manoscritto - era venerata in una chiesa della Siria, proprietà del cavaliere Templare pisano, certo Guerreggio. Detta immagine, per tradizione, si riteneva trasportata in questo paese dall’isola di Cipro, ove fu fatta nell’anno 733 (!). Alterne vicende politiche e cruenti battaglie ridussero nelle mani di Saladino, gran Sultano di Babilonia, tutta la Terra Santa. I cavalieri Templari, pertanto, dopo la sconfitta di San Giovanni D’Acri, decisero di tornarsene in patria. Guerreggio pensò bene d’imbarcare anche la "sua" Madonna per toglierla dalle mani degli infedeli; e con quel dolce carico fecero rotta verso Pisa, loro città di origine. Dopo un viaggio più o meno sereno, giunti al largo di Lampedusa, li colse una furiosa tempesta tanto che a stento poterono raggiungere quell’isola. Tornata la bonaccia, ripresero il largo, ma una seconda tempesta, molto più furiosa, nei pressi delle isole Egadi, li costrinse a svuotare le stive della nave. La leggenda a questo punto, narra che, alleggeritasi la nave del prezioso carico, la tempesta si placò improvvisamente, e la cassa, dalla quale per divino miracolo si spargeva tutt’intorno un mistico alone di luce, galleggiò sulle onde e si mosse rapidamente verso Trapani, come guidata da una precisa volontà di giungere a quel porto. La Sacra Immagine venne raccolta dai marinai trapanesi e portata a riva. Giunse intanto la nave che si fermò nel porto il tempo necessario a riparare le gravi avarie subìte durante il procelloso viaggio. Nel frattempo il Simulacro della Vergine aveva compiuto una serie di miracolose guarigioni: ciechi avevano riavuto la vista, paralitici avevano ripreso a camminare, storpi si erano improvvisamente raddrizzati. E quando il Cavalier Guerreggio si presentò per riprendere il simulacro, si trovò di fronte un assembramento di trapanesi che minacciarono di distruggere la nave se si fosse azzardato a portare con se la Statua della Madonna. Di fronte a tanta resistenza, neppure il Console di Pisa, vivente a Trapani, riuscì a far valere il suo diritto: i trapanesi dissero che la Vergine aveva scelto Trapani come sua dimora e che a Trapani sarebbe rimasta. Si convinsero allora che nella linea provvidenziale delle cose era previsto che dovevano lasciare a Trapani il dolce carico della Statua. Perciò la consegnarono al console pisano con la promessa però di imbarcarla in seguito per Pisa alla prima opportunità. La Madonna intanto fu riposta nella chiesa di S. Maria del Parto, dove i Carmelitani di recente e per un decennio avevano trovato accoglienza, prima di trasferirsi all’Annunziata, fuori le mura.
Venne il giorno propizio di spedire la Statua a Livorno. Dopo lunghe discussioni tra il Console e i cittadini, si pervenne ad un accordo: si pose la statua su un carro, trainato da buoi. Se i buoi avessero scelto la strada dell’abitato, l’immagine di Maria sarebbe rimasta a Trapani; se invece si fossero diretti verso il mare, dove un veliero era pronto per salpare, il prezioso Simulacro sarebbe stato restituito a Pisa. Ma gli animali, alla prima frustata con cui ricevettero il via davanti ad un’immensa moltitudine di popolo, in modo sorprendente e con lena, presero la via della campagna quasi ubbidissero ad una guida invisibile. Il popolo in grande calca esplose in grida di esultanza, sicuro che l’Oggetto della sua devozione voleva rimanere nella loro città. I buoi si diressero verso la Città, la traversarono e s’arrestarono soltanto dinnanzi alla Chiesina dell’Annunziata, e i Carmelitani uscirono processionalmente ad accogliere la Madonna con gioia grandissima. Il cavaliere Guerreggio, informato a suo tempo di quella decisione soprannaturale, stabilì che l’Immagine restasse a Trapani e in quella Chiesa, servita e venerata dai frati del Carmelo.
Quest’ultima espressione con la quale si conclude il racconto, è densa di significato: essa sottolinea il profondo legame tra Maria e i Carmelitani e come, non senza provvidenziale disegno, la Sua venerata immagine volle essere custodita nei secoli, dai Suoi “Fratelli del Monte Carmelo”. Voglia un giorno il Cielo confermare le sequenze qui narrate del provvidenziale trasporto della Statua della Vergine – dal porto alla Chiesa dell’Annunziata – e descritte a noi nei dipinti ispirati alla tradizione! Dal beato giorno del Suo arrivo a Trapani, Lei, Maria di Nazaret, è stata l’amore di tutto un popolo che nel tempo, in comunione con tutta la Chiesa Universale, la crede e la onora Immacolata, Annunziata del Signore, vera Madre di Dio e sempre Vergine, Assunta alla celeste patria, Gloria e Avvocata dei trapanesi e Decoro del Carmelo!

Breve descrizione della statua della Madonna
La Statua della Beata Vergine Maria, denominata “Madonna di Trapani”, presenta il mistero della divina maternità. È di marmo pario di Carrara (MS), monolitica, alta metri 1,65 circa e finemente lavorata. La Vergine è rappresentata ritta, in piedi: regge con il braccio sinistro il Divino Bambino mentre gli porge la destra. L’Infante, dal canto suo, accosta la sua destra al seno della Madre, e con la sinistra ne ricambia il tenero gesto. Il volto di Maria è amabile: gli occhi pieni di misericordia non sono rivolti verso Gesù, ma su coloro che vengono a visitarla perché ella parli loro del Figlio suo, sussurrando ancora, magari, le parole che un giorno risuonarono a Cana di Galilea nel contesto di una festa di nozze: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5).
L’ispirazione e il fascino di questo capolavoro d’arte del secolo XIV incantano; la bellezza dei volti è straordinaria e possiamo ben affermare che, anche se questa Immagine della Vergine non è la più bella, è certo una delle più espressive, più soavi, più dolci che siano uscite dallo scalpello di un uomo.

Patrona della Città e Diocesi di Trapani
La Beata Vergine Maria, denominata “Madonna di Trapani” è dichiarata il 26 febbraio 1790 Patrona della Città dal Senato e dal popolo insieme al concittadino Sant’Alberto, dichiarato Patrono Principale ancor prima, 8 dicembre 1576. Il Patronato cittadino della Vergine è confermato il 13 maggio 1908 dal Papa San Pio X ed esteso anche a tutta la Diocesi per interessamento del Vescovo di Trapani S. E. Mons. Francesco M. Raiti, Carmelitano, presso l’allora Congregazione dei Riti. Il 30 Gennaio 2006, con Decreto della Sacra Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti (come oggi si chiama, istituita definitivamente con questo titolo dal 1988), in virtù delle facoltà datele da Papa Benedetto XVI, è confermata Patrona Principale della Diocesi di Trapani.

La Quindicina

CENNI STORICI


La storia plurisecolare del Santuario “Maria SS. Annunziata”, testimonia la profonda fede e pietà del popolo di Dio in questa Santa Chiesa che è in Trapani.
Tra gli atti di devozione verso la beata Vergine Maria vi è tra il popolo trapanese quello di fare “La Quindicina alla Madonna”. Essa è senza ombra di dubbio quella grande manifestazione religiosa, così radicata tra la nostra gente da abbracciare ogni fascia di età.
Lo storico Serraino scriveva che originariamente la data effettiva della festa culminava il giorno 15, fino al 1762 quando fu deciso di fissare la data di festa il 13 di agosto; soltanto nel 1908, sotto il Vescovo di allora Mons. Raiti, fu deciso di instituire la festa definitivamente, come ai giorni nostri, per il 16 agosto.
Con questo pellegrinaggio, da tempo immemorabile, il popolo trapanese e non, intende il periodo che va dal 1° al 15 agosto, e testimonia l’attaccamento alla tradizionale preparazione della festa, dopo aver celebrato nel mistero della sua assunzione al Cielo in anima e corpo, ora viene invocata come "Gloria Drepanensium et Decor Carmeli".
Questi quindici giorni sono caratterizzati da una intensificazione delle pratiche devozionali verso la beata Vergine, dettate dalle esigenze e dalle disponibilità individuali. C’è così chi si reca ogni giorno al santuario a piedi, o con altri mezzi, chi visita un’altra chiesa, chi resta in casa e recita usuali e particolari preghiere, privatamente o in gruppo. È una preparazione, insolitamente lunga, che è fatta risalire all’indulgenza concessa da papa Gregorio XIII con la Bolla Cum Sicut del 17 febbraio 1579 ai fedeli che: “...in Civitate et Regno Neapolitanis, unus numerus Orationum et Angelicarum salutationum... per quindecim dies mensis Augusti ad honorem et gloriam B. Mariæ de Monte Carmelo à compluribus Christi fidelibus recitari soleat... centum die de injunctis... relaxamus” (Bullarium Carmelitanum... pars secunda, o.c., p. 201).
Da qui l’usanza, invalsa certamente prima del 1579, nelle chiese carmelitane, alla quale per altro si riferisce l’indulgenza, di far precedere la festa dell’Assunta da una preparazione di 15 giorni (da qui l’origine di quindicina). Anche a Trapani, i Carmelitani, diffusero questa pia pratica, scandita da preghiere, prima spontanee e poi successivamente fissate.
Nel tempo, questo lieto ed atteso momento, ha fatto sì che Trapanesi e devoti della Madonna di Trapani che, dall'alba al tramonto, per quindici e più giorni, singolarmente o a piccoli gruppi, vivessero la dimensione del pellegrinaggio.
La storia ricorda fiumi di gente che arrivava presto al santuario (u viaggiu a Maronna), in silenzio o in preghiera, talvolta scalzi e qualche volta in ginocchio, fedeli diretti verso la “casa della loro Castellana”, per incontrare il Signore attraverso la sua Madre, che ancora una volta sorride al cuore umano.
Oggi, rileggendo la storia, fare il pellegrinaggio alla Madonna ("a quinnicina"), è un vivere la Pasqua del Signore, non semplicemente incontrando il sorriso di Maria, ma nella celebrazione dei Sacramenti della Riconciliazione e dell'Eucarestia, quel bisogno quotidiano, espresso anche attraverso le preghiere tradizionali (“li iurnati signaliati”), di incontrare Dio nel proprio cuore, in un intimo dialogo che non cesserà mai nei secoli.



Chiesa Maria Santissima di Trapani di Tonnarella



Già al tempo in cui sorse Tonnarella c’era una piccola cappella di proprietà dei "Cubbi", ove si venerava un’immagine della Madonna in marmo di Carrara che richiamava quella di Trapani, città natale del proprietario. La statua è ancora esistente e si trova nella chiesa sorta nel secolo scorso. Ai piedi di questa si trova lo stemma nobiliare dei "Cubbi". La leggenda racconta che circa 60 anni fa alcuni pescatori provenienti da Trapani con delle barche a vela, portando con loro la statua di una Madonna, si imbatterono in un temporale e fecero naufragio. Sentendo prossima la fine, i naufraghi fecero un voto: se la Madonna li avesse salvati, in qualsiasi posto avessero toccato terra, le avrebbero costruito una chiesa. Dopo non poche peripezie, approdarono sulla spiaggia di Tonnarella e qui, come avevano promesso, costruirono una chiesetta nella quale lasciarono la loro Madonnina che, da allora, diventò la patrona della frazione di Tonnarella. Tramite il Decreto del Capo provvisorio dello Stato, del 3 ottobre 1946 n.739, venne riconosciuta, agli effetti civili, l'erezione della Parrocchia di "Santa Maria di Trapani", intitolata in onore della Madonna, raffigurata dalla piccola statua di alabastro lasciata dai pescatori di Trapani. La chiesa di Tonnarella venne ultimata nel febbraio 1965, nello stesso luogo dove era stata costruita la prima Chiesa, demolita nel luglio del 1961 perché molto piccola e cadente. La vecchia Chiesa patronale era formata da una stanzetta senza pavimento e aveva una piccola campana con una lunga corda che il prete faceva suonare per invitare i fedeli alle funzioni e alla preghiera. La nuova chiesa, con i locali annessi, è una costruzione moderna. Il suo stile architettonico è semplice e modesto. La chiesa è a pianta rettangolare e a navata unica. La statua della Madonna di Tonnarella è situata su un altarino di marmo a sinistra dell’altare maggiore. Il tabernacolo in metallo dorato, raffigurante l’agnello pasquale, è contornato da due bellissimi angeli che lo sorreggono e sopra, proprio al centro della parete centrale, è ubicato un grandissimo crocifisso con una straordinaria espressione. A destra dell’altare si trova il fonte battesimale. La chiesa è abbellita da tele, immagini sacre e da enormi lampadari.


L'Altare maggiore


L'Altare dedicato alla Madonna

INCORONAZIONE SOLENNE DELL'ANTICA EFFIGE DELLA MADONNA



Il 03 agosto 2014, l'Arcivescovo Metropolita di Messina - Lipari - Santa Lucia del Mela Mons. Calogero La Piana incorona solennemente la statua della Madonna di Tonnarella.

Preghiera


Vergine augustissima di Trapani,
Regina del cielo e della terra,
ti preghiamo di assisterci nelle nostre necessità,
soccorrerci nei nostri pericoli
e difenderci da ogni male.
Volgi, o Madre nostra,
su questa Comunità
che si gloria del tuo potente patrocinio,
il tuo sguardo misericordioso.
Non permettere, o nostra Protettrice,
che alcuno di noi sia travolto dalle lusinghe del peccato,
ma possiamo mediante la tua materna intercessione
vivere sempre nella comunione piena
con il tuo Divin figlio e con i fratelli.
O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
Così sia

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