La vera storia del Santuario - Santuario Madonna di trapani Messina

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La vera storia del Santuario



LA  VERA  STORIA


Antonio BUZZI, storico carmelitano, nel 1680 ricopiò da un manoscritto del XIV secolo, stilato in siciliano, una relazione sui fatti miracolosi connessi alla Sacra Immagine.

Secondo l’ignoto autore del manoscritto, un simulacro marmoreo della Vergine col Bambino era venerato in Siria, in una Chiesa della quale era commendatario il “ Cavaliere Templare ” (ordine religioso - militare fondato nel 1118 da Ugo dei Pagani ed altri otto cavalieri) Guerreggio; la Statua era stata scolpita nel 733 ca. nell’isola di Cipro.

A seguito battaglia fra Corismani (popolazione persiana o siriana) e Templari, conclusasi con una pesante sconfitta di questi ultimi, la Terra Santa cominciò ad essere abbandonata. Con altri due cavalieri, il Guerreggio si imbarcò diretto a Pisa, sua città natale, portando con sé la Statua della Madonna.

Una improvvisa tempesta, li costrinse a fare sosta nell’isola di Lampedusa (dove ancora oggi è vivo il culto alla Madonna di Trapani). Placatosi l’uragano i tre cavalieri ripresero il viaggio, ma, ancora una volta, una tempesta più forte della prima, li indusse ad ormeggiare nel porto di Trapani.

Riparati i danni della nave, invano Guerreggio e i suoi tentarono di riprendere il largo, ma per una serie di ragioni non fu mai possibile. Infine, colti da “ ispirazione divina ”, si convinsero che la Madonna voleva rimanere a Trapani.

Decisero di consegnare,  momentaneamente,  la Statua al Console Pisano, che la fece collocare nella chiesetta del porto officiata dai Padri Carmelitani; in tal modo i cavalieri poterono finalmente proseguire alla volta di Pisa senza nessun intoppo.

Verso il 1244, si presentò l’occasione di inviare a Pisa la statua per mezzo di una nave che era diretta a Livorno.

Il Console la fece sistemare su un carro tirato da buoi per trasportarla al porto; ma per una sorta di prodigio non fu possibile in alcun modo indirizzare gli animali verso il luogo convenuto; lasciati senza alcuna guida, i buoi si fermarono di fronte alla Chiesa dell’Annunziata situata fuori delle mura della città dove l’immagine sacra venne definitivamente collocata (la statua attuale è opera di  scuola pisana del XIV secolo).  

Pertanto, il culto per la Madonna di Trapani a Messina ebbe inizio dopo il 1244, più esattamente intorno al XV secolo, per iniziativa di qualche “ pio eremita anacoreta ” messinese, il quale, conosciuta la vicenda miracolosa della bellissima immagine trasportata a Trapani dai Templari, decise di fondare una chiesa in onore della Madonna e dopo averne scolpita una copia in legno, la portò nella città.

Nel silenzio della vallata del torrente S. Leo, il “ pio anacoreta ” edificò una nicchia nella quale pose la bella statua della Madonna.

Il popolo di Messina accorreva in quel  luogo solitario e tante furono le grazie elargite dalla Madonna, che la gente non chiamò più “S. Leo”, bensì “ Torrente Trapani ” (quel ruscello che scorreva a due chilometri dal centro abitato della città).

Nel 1531, a sette anni dalla fondazione del loro Ordine, i PP. Cappuccini, giunti a Messina, si stabilirono nella valle del Torrente Trapani (ex San Leo o S. Leone) dove, nello stesso sito dove i primi “ anacoreti ” avevano preso dimora, edificarono il loro primo convento  siciliano.

Sulla partenza dei Cappuccini dal convento di Trapani, si pronunciò lo storiografo Caio Domenico Gallo nel  suo “ Apparato agli annali della città di Messina “ : …….. “ Trattandosi della venuta in Messina dei Padri Cappuccini, già si accennò il sito che presero la prima volta ad abitare nei Monti, e Selva su del Torrente di S. Leo nella piccola Chiesa della Madonna di Trapani, che per essere distante dalla città, dopo vent’anni fu da loro abbandonato, per fabbricare il loro nuovo Convento, dove al presente si trovano (e cioè nella spianata dei Cappuccini, ove ora sorge l’Istituto Ignatianum).  

Quel luogo, che, prese la denominazione dei Cappuccini Vecchi, era divenuto asilo di Fuorusciti e Sbandati, motivo per cui il reggente della Curia Messinese (20 maggio 1550 – 2 febbraio 1560) Card. Giovanni Andrea Mercurio (nativo messinese), si prese la cura d’inviare qualche Uomo Pio ad abitare ”.

Verso il 1654, nel convento si ritirarono due soli “ religiosi spagnoli ” per trascorrervi vita eremitica.  Essendo di costumi molto pii e semplici, costoro, per opera di Padre Saverio Amato, spinsero molti altri ad abbracciare quel genere di vita fino a costituire una Congregazione di Eremiti sotto la regola di San Pacomio.

Proprio in quegli anni, ebbe origine la “ Confraternita S. Maria di Trapani ” (1670) che si prese cura del  Santuario.

In breve tempo il Santuario divenne talmente popolare che, come dice il Gallo : …...…“ Si augumentò a tal segno la divozione dei Cittadini verso questo Sagro Luogo, che vi  concorsero con moltissime elemosine, fino a fabbricarvi un molto comodo Eremitorio, abbellendosi, ed ampliandosi  la  Chiesa,  ed il Console di Francia, Monsieur Delespinard nella sua morte,  che seguì  verso  il 1714,  volle  qui fosse seppellito il suo cadavere, legato avendoli buona somma di contanti ”.

Sull’esempio del Santuario e di Padre Saverio Amato,  altri eremi furono edificati in quel periodo nei dintorni della Città, vale a dire : Misericordia di Larderia, Madonna degli Angeli, San Corrado a Gravitelli, San Giacomo vicino Castel Conzaga, San Nicolò a monte del Monastero del  SS. Salvatore dei Greci, Santa Maria la Catena, Santa Maria di Loreto a Gazzi, San Erasmo nelle vicinanze del baluardo di Don Blasco nel Piano di Terranova.

Tutti questi eremi facevano riferimento a Santa Maria di Trapani, la quale fu sempre considerata una sorta di “ Casa Madre ” dagli eremiti, che nel giorno della Sua festa celebrata con solennità la seconda domenica dopo Pasqua, vi accorrevano puntualmente insieme alla popolazione di Messina.

Con il passare del tempo, numerose traversie portarono alla estinzione di questi luoghi di silenzio e di preghiera, però il romitorio della Madonna di Trapani rimase come fiaccola di fede e di amore verso la Vergine Santissima anche se il luogo era ormai custodito solo da qualche eremita questuante. Anche le mura dell’antico romitorio, poco alla volta, sotto l’azione deleteria del tempo, andarono in rovina, ed oggi non si vedono che pochi resti. Resta solo la Chiesa, riedificata dopo il terribile terremoto del 1908 che distrusse metà del campanile a guglia e smantellò la Chiesa lasciando miracolosamente intatto il trono della Madonna e poche stanzette adibite ad abitazione della famiglia dei custodi.

Tra  gli ultimi eremiti si annovera un  tale di  nome  “ Paolo Bonaccorso “, figlio di contadini e residente in Via Palermo nella proprietà dei Bensaja (di cui il padre era “gabelloto”). Paolo Bonaccorso all’età di 31 anni,  dopo aver lasciato, a causa del loro trasferimento, i Monaci di S. Francesco che gestivano il convento della Chiesa di Ritiro, in virtù della sua vocazione ad una vita ascetica e ritirata chiese al Sig. Antonino Rungo, Governatore della Confraternita di Trapani, di poter usufruire del romitorio.

La Confraternita ed il Cappellano, presa in esame la richiesta, accettarono di buon grado, supportati in ciò anche dalla Curia Arcivescovile allora composta dall’Arcivescovo Mons. D’Arrigo e dal suo segretario Mons. Basile.

Nel maggio del 1901, durante i festeggiamenti in onore della Madonna, fu eseguita la funzione di rito e la vestizione del “ Paolo “ con abito da eremita, abito che in quella occasione venne donato dalla Confraternita stessa. Il giovane mantenne il soprannome di “ Frantunino ” (frate Antonino), che già aveva quando viveva con i monaci di  Ritiro.

“ Il giovane Frantunino era ben conosciuto alle autorità  ecclesiali, in quanto fu Lui a ritrovare, dopo 44 anni di  sepoltura a causa dell’alluvione avvenuta nel 1854, la Statua della Madonna di S. Maria di Gesù, che oggi si trova nella chiesa di Ritiro (Statua in marmo bianco scolpita dal Gagini di Palermo e donata al Rione Ritiro).

Era l’anno 1898, un anno dopo l’entrata in convento dei monaci di Ritiro, quando durante una notte, nella sua cella, gli apparve la Madonna col Bambino, dicendogli :   

“ Scavami, portami fuori, comincia a scavare dal primo   arco dopo l’ingresso al pozzo, e mi troverai comincia, l’aiuto verrà solo ! non dubitare …”

Così fu’, chiese aiuto al suo grande amico Antonio D’Angelo e alle persone del villaggio.  

Inizialmente il  giovane fu preso per pazzo in quanto tutti pensavano che la statua era almeno 50 metri più sopra da dove indicava lui e molto più profonda tanto che l’impresa di scavare era impossibile.

Il giovane Frantunino, comunque, rispondeva : - ho fiducia nella Madonna, non vi sgomentate che la troveremo -.

Così fu’ : dopo tre giorni di scavi, fu riportata alla luce la meravigliosa Statua. Tra i collaboratori, si ricordano i signori Antonino Cavallaro e Giovanni Parisi abitanti della vallata Trapani, che con i loro picconi scoprirono per primi la Statua ”

Frantunino, con le sue buone qualità, restaurò e ripristinò al culto il Santuario che già era in fase di abbandono. Visse in quel romitorio eseguendo questue presso gli  abitanti della contrada, che lo accoglievano con grande ammirazione e gioia, donandogli offerte in derrate alimentari che egli ricambiava tenendo il santuario in  perfetto ordine e pulizia e donando ai fedeli che giungevano in quel luogo sacro la possibilità di venerare la Madonna.

Dopo due anni di gestione del romitorio, accadde un fatto di estrema importanza che sconvolse l’andamento del Santuario.

Nel mese di Maggio, al termine dei festeggiamenti in onore della Madonna, mentre apriva la porta del campanile, Frantunino fu assalito da ladri. Il giovane si difese come meglio poté, riuscendo ad ostacolare con un candeliere il loro passo ed a suonare le campane in segno di allarme. I malfattori riuscirono a dileguarsi senza portare via nulla, ma il giovane, in seguito al trauma subito, si ammalò di crepacuore e dopo qualche settimana morì, aveva appena 33 anni.

Il Santuario rimase in mano alla Confraternita che, vista l’esigenza di tenerlo aperto, diedero incarico a certo  “ Sig. Rao “ (che abitava molto  vicino al santuario) di aprire ai fedeli che giungevano da ogni parte per venerare la Vergine SS. .

La situazione durò a lungo fino a quando non si trovò un ex dipendente del Convento dei Frati Minori di  nome Don Gaetano,  al quale  vennero consegnate le chiavi della Chiesa.

Anche Don Gaetano, aiutato  dagli abitanti vicini in cambio di lezioni scolastiche ai ragazzi del rione, visse da eremita in quel luogo sacro.

Ma anche la carica di costui fu breve; i devoti si  lamentavano spesso del suo frequente stato di ebbrezza, e, date le circostanze, i Confratelli non esitarono a cacciarlo.

Il terremoto del 28 Dicembre 1908, che distrusse tutta la città di Messina, causando circa 80.000 morti e disperdendo un gran numero di abitanti, danneggiò gravemente il santuario e i locali annessi.

La famiglia Guarnera, subito dopo, ebbe il merito di addossarsi le spese per le riparazioni, tanto che l’Arcivescovo Letterio D’Arrigo Ramondini, con scrittura privata  del  18  Maggio 1910, registrata il giorno seguente, concesse al sig. Carmelo Guarnera lo “ Iuspatronatus ” (il giuspatronato) con tutti i doveri e diritti conseguenti, riservandosi solo il diritto di nominare il custode.

Il 29 Ottobre 1945, il Guarnera, cedette il Patronato alla Confraternita chiedendo di essere ammesso al Sodalizio.

La Confraternita, da parte sua, continuò a curare la celebrazione della festa annuale con immutato concorso di devoti della Santa Vergine. (Mons. Giuseppe Foti : “ Casali di Messina ”).


Secondo l’ignoto autore del manoscritto, un simulacro marmoreo della Vergine col Bambino era venerato in Siria, in una Chiesa della quale era commendatario il “ Cavaliere Templare ” (ordine religioso - militare fondato nel 1118 da Ugo dei Pagani ed altri otto cavalieri) Guerreggio; la Statua era stata scolpita nel 733 ca. nell’isola di Cipro.
A seguito battaglia fra Corismani (popolazione persiana o siriana) e Templari, conclusasi con una pesante sconfitta di questi ultimi, la Terra Santa cominciò ad essere abbandonata. Con altri due cavalieri, il Guerreggio si imbarcò diretto a Pisa, sua città natale, portando con sé la Statua della Madonna.

Una improvvisa tempesta, li costrinse a fare sosta nell’isola di Lampedusa (dove ancora oggi è vivo il culto alla Madonna di Trapani). Placatosi l’uragano i tre cavalieri ripresero il viaggio, ma, ancora una volta, una tempesta più forte della prima, li indusse ad ormeggiare nel porto di Trapani.

Riparati i danni della nave, invano Guerreggio e i suoi tentarono di riprendere il largo, ma per una serie di ragioni non fu mai possibile. Infine, colti da “ ispirazione divina ”, si convinsero che la Madonna voleva rimanere a Trapani.

Decisero di consegnare,  momentaneamente,  la Statua al Console Pisano, che la fece collocare nella chiesetta del porto officiata dai Padri Carmelitani; in tal modo i cavalieri poterono finalmente proseguire alla volta di Pisa senza nessun intoppo.

Verso il 1244, si presentò l’occasione di inviare a Pisa la statua per mezzo di una nave che era diretta a Livorno.

Il Console la fece sistemare su un carro tirato da buoi per trasportarla al porto; ma per una sorta di prodigio non fu possibile in alcun modo indirizzare gli animali verso il luogo convenuto; lasciati senza alcuna guida, i buoi si fermarono di fronte alla Chiesa dell’Annunziata situata fuori delle mura della città dove l’immagine sacra venne definitivamente collocata (la statua attuale è opera di  scuola pisana del XIV secolo).  

Pertanto, il culto per la Madonna di Trapani a Messina ebbe inizio dopo il 1244, più esattamente intorno al XV secolo, per iniziativa di qualche “ pio eremita anacoreta ” messinese, il quale, conosciuta la vicenda miracolosa della bellissima immagine trasportata a Trapani dai Templari, decise di fondare una chiesa in onore della Madonna e dopo averne scolpita una copia in legno, la portò nella città.

Nel silenzio della vallata del torrente S. Leo, il “ pio anacoreta ” edificò una nicchia nella quale pose la bella statua della Madonna.
Il popolo di Messina accorreva in quel  luogo solitario e tante furono le grazie elargite dalla Madonna, che la gente non chiamò più “S. Leo”, bensì “ Torrente Trapani ” (quel ruscello che scorreva a due chilometri dal centro abitato della città).

Nel 1531, a sette anni dalla fondazione del loro Ordine, i PP. Cappuccini, giunti a Messina, si stabilirono nella valle del Torrente Trapani (ex San Leo o S. Leone) dove, nello stesso sito dove i primi “ anacoreti ” avevano preso dimora, edificarono il loro primo convento  siciliano.

Sulla partenza dei Cappuccini dal convento di Trapani, si pronunciò lo storiografo Caio Domenico Gallo nel  suo “ Apparato agli annali della città di Messina “ : …….. “ Trattandosi della venuta in Messina dei Padri Cappuccini, già si accennò il sito che presero la prima volta ad abitare nei Monti, e Selva su del Torrente di S. Leo nella piccola Chiesa della Madonna di Trapani, che per essere distante dalla città, dopo vent’anni fu da loro abbandonato, per fabbricare il loro nuovo Convento, dove al presente si trovano (e cioè nella spianata dei Cappuccini, ove ora sorge l’Istituto Ignatianum).  

Quel luogo, che, prese la denominazione dei Cappuccini Vecchi, era divenuto asilo di Fuorusciti e Sbandati, motivo per cui il reggente della Curia Messinese (20 maggio 1550 – 2 febbraio 1560) Card. Giovanni Andrea Mercurio (nativo messinese), si prese la cura d’inviare qualche Uomo Pio ad abitare ”.

Verso il 1654, nel convento si ritirarono due soli “ religiosi spagnoli ” per trascorrervi vita eremitica.  Essendo di costumi molto pii e semplici, costoro, per opera di Padre Saverio Amato, spinsero molti altri ad abbracciare quel genere di vita fino a costituire una Congregazione di Eremiti sotto la regola di San Pacomio.

Proprio in quegli anni, ebbe origine la “ Confraternita S. Maria di Trapani ” (1670) che si prese cura del  Santuario.

In breve tempo il Santuario divenne talmente popolare che, come dice il Gallo : …...…“ Si augumentò a tal segno la divozione dei Cittadini verso questo Sagro Luogo, che vi  concorsero con moltissime elemosine, fino a fabbricarvi un molto comodo Eremitorio, abbellendosi, ed ampliandosi  la  Chiesa,  ed il Console di Francia, Monsieur Delespinard nella sua morte,  che seguì  verso  il 1714,  volle  qui fosse seppellito il suo cadavere, legato avendoli buona somma di contanti ”.

Sull’esempio del Santuario e di Padre Saverio Amato,  altri eremi furono edificati in quel periodo nei dintorni della Città, vale a dire : Misericordia di Larderia, Madonna degli Angeli, San Corrado a Gravitelli, San Giacomo vicino Castel Conzaga, San Nicolò a monte del Monastero del  SS. Salvatore dei Greci, Santa Maria la Catena, Santa Maria di Loreto a Gazzi, San Erasmo nelle vicinanze del baluardo di Don Blasco nel Piano di Terranova.

Tutti questi eremi facevano riferimento a Santa Maria di Trapani, la quale fu sempre considerata una sorta di “ Casa Madre ” dagli eremiti, che nel giorno della Sua festa celebrata con solennità la seconda domenica dopo Pasqua, vi accorrevano puntualmente insieme alla popolazione di Messina.

Con il passare del tempo, numerose traversie portarono alla estinzione di questi luoghi di silenzio e di preghiera, però il romitorio della Madonna di Trapani rimase come fiaccola di fede e di amore verso la Vergine Santissima anche se il luogo era ormai custodito solo da qualche eremita questuante. Anche le mura dell’antico romitorio, poco alla volta, sotto l’azione deleteria del tempo, andarono in rovina, ed oggi non si vedono che pochi resti. Resta solo la Chiesa, riedificata dopo il terribile terremoto del 1908 che distrusse metà del campanile a guglia e smantellò la Chiesa lasciando miracolosamente intatto il trono della Madonna e poche stanzette adibite ad abitazione della famiglia dei custodi.

Tra  gli ultimi eremiti si annovera un  tale di  nome  “ Paolo Bonaccorso “, figlio di contadini e residente in Via Palermo nella proprietà dei Bensaja (di cui il padre era “gabelloto”). Paolo Bonaccorso all’età di 31 anni,  dopo aver lasciato, a causa del loro trasferimento, i Monaci di S. Francesco che gestivano il convento della Chiesa di Ritiro, in virtù della sua vocazione ad una vita ascetica e ritirata chiese al Sig. Antonino Rungo, Governatore della Confraternita di Trapani, di poter usufruire del romitorio.

La Confraternita ed il Cappellano, presa in esame la richiesta, accettarono di buon grado, supportati in ciò anche dalla Curia Arcivescovile allora composta dall’Arcivescovo Mons. D’Arrigo e dal suo segretario Mons. Basile.

Nel maggio del 1901, durante i festeggiamenti in onore della Madonna, fu eseguita la funzione di rito e la vestizione del “ Paolo “ con abito da eremita, abito che in quella occasione venne donato dalla Confraternita stessa. Il giovane mantenne il soprannome di “ Frantunino ” (frate Antonino), che già aveva quando viveva con i monaci di  Ritiro.

“ Il giovane Frantunino era ben conosciuto alle autorità  ecclesiali, in quanto fu Lui a ritrovare, dopo 44 anni di  sepoltura a causa dell’alluvione avvenuta nel 1854, la Statua della Madonna di S. Maria di Gesù, che oggi si trova nella chiesa di Ritiro (Statua in marmo bianco scolpita dal Gagini di Palermo e donata al Rione Ritiro).

Era l’anno 1898, un anno dopo l’entrata in convento dei monaci di Ritiro, quando durante una notte, nella sua cella, gli apparve la Madonna col Bambino, dicendogli :   
“ Scavami, portami fuori, comincia a scavare dal primo   arco dopo l’ingresso al pozzo, e mi troverai comincia, l’aiuto verrà solo ! non dubitare …”
Così fu’, chiese aiuto al suo grande amico Antonio D’Angelo e alle persone del villaggio.  

Inizialmente il  giovane fu preso per pazzo in quanto tutti pensavano che la statua era almeno 50 metri più sopra da dove indicava lui e molto più profonda tanto che l’impresa di scavare era impossibile.

Il giovane Frantunino, comunque, rispondeva : - ho fiducia nella Madonna, non vi sgomentate che la troveremo -.

Così fu’ : dopo tre giorni di scavi, fu riportata alla luce la meravigliosa Statua. Tra i collaboratori, si ricordano i signori Antonino Cavallaro e Giovanni Parisi abitanti della vallata Trapani, che con i loro picconi scoprirono per primi la Statua ”

Frantunino, con le sue buone qualità, restaurò e ripristinò al culto il Santuario che già era in fase di abbandono. Visse in quel romitorio eseguendo questue presso gli  abitanti della contrada, che lo accoglievano con grande ammirazione e gioia, donandogli offerte in derrate alimentari che egli ricambiava tenendo il santuario in  perfetto ordine e pulizia e donando ai fedeli che giungevano in quel luogo sacro la possibilità di venerare la Madonna.

Dopo due anni di gestione del romitorio, accadde un fatto di estrema importanza che sconvolse l’andamento del Santuario.

Nel mese di Maggio, al termine dei festeggiamenti in onore della Madonna, mentre apriva la porta del campanile, Frantunino fu assalito da ladri. Il giovane si difese come meglio poté, riuscendo ad ostacolare con un candeliere il loro passo ed a suonare le campane in segno di allarme. I malfattori riuscirono a dileguarsi senza portare via nulla, ma il giovane, in seguito al trauma subito, si ammalò di crepacuore e dopo qualche settimana morì, aveva appena 33 anni.

Il Santuario rimase in mano alla Confraternita che, vista l’esigenza di tenerlo aperto, diedero incarico a certo  “ Sig. Rao “ (che abitava molto  vicino al santuario) di aprire ai fedeli che giungevano da ogni parte per venerare la Vergine SS. .

La situazione durò a lungo fino a quando non si trovò un ex dipendente del Convento dei Frati Minori di  nome Don Gaetano,  al quale  vennero consegnate le chiavi della Chiesa.

Anche Don Gaetano, aiutato  dagli abitanti vicini in cambio di lezioni scolastiche ai ragazzi del rione, visse da eremita in quel luogo sacro.

Ma anche la carica di costui fu breve; i devoti si  lamentavano spesso del suo frequente stato di ebbrezza, e, date le circostanze, i Confratelli non esitarono a cacciarlo.

Il terremoto del 28 Dicembre 1908, che distrusse tutta la città di Messina, causando circa 80.000 morti e disperdendo un gran numero di abitanti, danneggiò gravemente il santuario e i locali annessi.
La famiglia Guarnera, subito dopo, ebbe il merito di addossarsi le spese per le riparazioni, tanto che l’Arcivescovo Letterio D’Arrigo Ramondini, con scrittura privata  del  18  Maggio 1910, registrata il giorno seguente, concesse al sig. Carmelo Guarnera lo “ Iuspatronatus ” (il giuspatronato) con tutti i doveri e diritti conseguenti, riservandosi solo il diritto di nominare il custode.

Il 29 Ottobre 1945, il Guarnera, cedette il Patronato alla Confraternita chiedendo di essere ammesso al Sodalizio.

La Confraternita, da parte sua, continuò a curare la celebrazione della festa annuale con immutato concorso di devoti della Santa Vergine. (Mons. Giuseppe Foti : “ Casali di Messina ”).
(Nel Santuario si conserva il mezzo busto in marmo del Guarnera).



Busto marmoreo di Letterio Guarnera (sec. XIX)


Il Guarnera si impegnò fino alla sua morte, avvenuta nel 1959, dopodiché continuò la sua seconda moglie, donna Maria, (si era risposato dopo la morte della prima consorte, avvenuta nel 1957) ad occuparsi della manutenzione della chiesa, pulendola, accendendo la lampada ad olio votiva alla Madonna, coltivando l’orticello adiacente e suonando l’Ave Maria tutti i giorni al tramonto.
Nel 1928 i Confratelli e il Cappellano della Confraternita, Padre Leone Cacciola, ofm. del Convento S. Maria degli Angeli dei Frati Minori di Lourdes, cominciarono a dedicare un impegno maggiore al Santuario, collaborando con la   famiglia Guarnera.
Il Guarnera, durante il periodo di permanenza al Santuario, fu un uomo molto devoto alla Madre di Dio, nonché legato alla famiglia e alla comunità, a cui donava un prezioso supporto spirituale, morale e finanziario ai fini del buon andamento del santuario .


Armadio da Sacrestia in legno scolpito (sec. XIX)


A partire dalla morte del Guarnera e della moglie, la Confraternita, d’accordo con la Curia, fece in modo che il santuario non fosse mai abbandonato, destinando al Santuario affidabili custodi residenti in loco, in modo che il Santuario stesso fosse sempre in ordine ed aperto alla devozione dei fedeli.




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